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Fertilizzante di microelementi PhytaGen M2

PhytaGen M2 (100 ml) – Integratore di Ferro e Microelementi

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10,45 €
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Integratore avanzato a base di ferro e microelementi, per acquari di piante ad alto metabolismo vegetale e pH da acido a neutro (stabile al 100% da pH=4,0 fino a pH=7.0) - Ideale per sistemi di fertilizzazione avanzata e piante ad alta esigenza.

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PhytaGen M2 – Integratore di Microelementi Chelati per Piante Acquatiche

Nutrizione avanzata per crescita equilibrata e colorazione intensa
PhytaGen M2 è un integratore professionale di microelementi chelati progettato per acquari piantumati ad alta esigenza.
Fornisce ferro, manganese e oligoelementi essenziali in forma altamente disponibile, favorendo uno sviluppo sano, foglie compatte e colori più intensi, anche in condizioni di forte illuminazione e CO₂.
È parte del sistema di nutrizione modulare Alxyon, studiato per offrire un controllo totale della fertilizzazione in acquario, evitando accumuli e squilibri tipici dei prodotti all-in-one.


Perché scegliere PhytaGen M2

✔ Microelementi completamente chelati → massima stabilità in acqua 
✔ Ferro altamente disponibile → stimola pigmentazione e crescita 
✔ Ideale per piante rosse esigenti (Rotala, Ludwigia, Ammannia) 
✔ Nessuna interferenza con macroelementi 
✔ Perfetto per acquari high-tech con CO₂ 
✔ Compatibile con gamberetti se dosato correttamente
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Funzione nel sistema di nutrizione

PhytaGen M2 fornisce microelementi essenziali che in natura verrebbero assimilati dal substrato e dalla colonna d’acqua.

All’interno di un programma completo di fertilizzazione per acquario, contribuisce a:
✔ prevenire carenze di ferro (clorosi) 
✔ migliorare la sintesi della clorofilla 
✔ intensificare le colorazioni rosse e aranciate 
✔ ottimizzare l’assimilazione dei macroelementi 

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Composizione tecnica

•    Ferro (Fe) chelato 
•    Manganese (Mn) 
•    Zinco (Zn) 
•    Boro (B) 
•    Rame (Cu) in tracce 
•    Molibdeno (Mo) 
•    Chelazione multipla per garantire stabilità e disponibilità anche in presenza di luce intensa e pH variabile.

L’alto grado di chelazione con cui sono protetti gli elementi fa si che PhytaGen M2:
• Conservi intatta la sua struttura (senza subire modifiche o precipitazioni) da pH=4,0 fino a pH 7,0 (in acqua correttamente ricostruita con PhytaGen S1 Planta).
• Non risenta di interazioni con altre sostanze (ad es. Fosfati) che possono causare reazioni indesiderate e sintesi di composti insolubili.
• Sia, ai normali dosaggi, assolutamente innoquo per gli invertebrati eventualmente presenti in vasca.

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Modalità d’uso

•    Dosaggio standard:
•    1 ml ogni 10 litri, 2–3 volte a settimana 
•    Dosaggio avanzato (high-tech):
•    fino a dosaggio giornaliero frazionato 
•    Per risultati ottimali, integrare con macroelementi separati (PhytaGen N1 e PhytaGen P1) secondo il carico biologico e la massa vegetale.

Può essere dosato in una unica somministrazione settimanale; tale da portare/riportare la concentrazione del Ferro al valore target stabilito.
Nel dosaggio bisogna tenere conto del fatto che 1 ml di PhytaGen M2 in 10 litri di acqua incrementa il ferro di 0,25 mg/l.

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A chi è consigliato

•    Acquari piantumati con illuminazione media-alta 
•    Layout con piante rosse o a crescita rapida 
•    Sistemi con fertilizzazione controllata 
•    Aquascaper che vogliono precisione assoluta nei dosaggi


FAQ

Quale è la concentrazione ottimale di Ferro o altri oligoelementi in acquario.

 

Questa domanda non può avere una risposta univoca.
Come spiegato parlando di Attività Ionica Libera, la concentrazione spesso non è il parametro migliore per descrivere la quantità di un oligoelemento in acqua e la sua utilità biologica.
In particolare lo è scarsamente quando si parla di oligoelementi chelati.
In questo caso, come visto, la concentrazione ha ben poco senso se non accompagnata dalla relativa Attività Ionica Libera.

Quanto già spiegato relativamente quest’ultima ci fa anche comprendere come non sia possibile paragonare degli interatori di oligoelementi basandosi semplicemente sulla concentrazione di questi ultimi, ma vada considerata invece l’Attività Ionica Libera.
Cosa purtroppo infattibile per un semplice appassionato.

Come può orientarsi dunque quest’ ultimo nel dosaggio?
Bisogna basarsi innanzitutto sulle indicazioni del produttore.
La tipologia del prodotto e la sua descrizione possono ovviamente darci dei suggerimenti validi.

Se si tratta di un integratore di oligoelementi chelati con chelanti sintetici (generalmente piuttosto forti) dovremo salire sensibilmente di dosaggio rispetto ad integratori in cui gli oligoelementi sono chelati (o semplicemente complessati) con chelanti naturali molto più blandi.

In questi casi la differenza nelle concentrazioni degli elementi nutritivi in acqua servirà a fare si che le Attività Ioniche Libere siano paragonabili.

Così, un dosaggio di Ferro in concentrazione di 0,1 mg/l di un integratore con Ferro chelato da composti naturali deboli (amminoacidi, acido gluconico etc.) avrà sulle piante un effetto pari ad un dosaggio più alto (p. es. 0,5 mg/l) di Ferro chelato con chelanti sintetici più forti.

Con la differenza generalmente che in questo ultimo caso, essendo il Ferro presente in quantità maggiore, rimarrà presente per un periodo maggiore in acqua.

In base a quanto visto si capisce quindi che non è possibile dire in generale ed una volta per tutte quale dovrebbe essere una concentrazione di Ferro adeguata da mantenere in acqua.

In funzione delle tipologie di chelanti presenti e della loro quantità ci potrebbero essere situazioni in cui le piante mostrano carenza anche con concentrazioni di Ferro pari ad 1 mg/l.
Quando invece, all’opposto, possono mostrare segni di tossicità con concentrazioni di Ferro pari a 0,2 mg/l, se questo è somministrato in assenza di chelanti (per esempio come Solfato o Cloruro).

In generale, giusto per avere una idea, con gli integratori presenti attualmente sul mercato la concentrazione da tenere preferibilmente si aggira tra circa 0,2 e circa 1 mg/l.
Come detto, sempre in funzione della composizione del prodotto e dei suoi chelanti.


Utilizzare mix di prodotti diversi.

 

In funzione di tutto quanto detto, è facilmente intuibile come sia generalmente una pessima idea allontanarsi dalle indicazioni del produttore e mischiare prodotti diversi, benchè analoghi.

In particolare se prodotti di aziende diverse (ad esempio un integratore di Ferro di una azienda con uno di altri oligoelementi di un’altra azienda).
Mischiare questi prodotti infatti significa inevitabilmente alterare i rapporti tra elementi nutritivi e chelanti, nonchè con ogni probabilità le tipologie di questi ultimi.
E questo, come visto, altera le attività Ioniche Libere dei vari oligoelementi e modifica profondamente le caratteristiche dei prodotti di partenza (in funzione delle quali questi prodotti sono stati progettati).

L’impatto che il prodotto finale avrà sui vegetali acquatici diventa quindi assolutamente imprevedibile.

Il consiglio è quindi sempre quello di affidarsi ad un unico produttore e seguire alla lettera il protocollo nutrizionale proposto da questo.


Chelato o non chelato.

 

Spesso viene domandato se sia preferibile utilizzare integratori di oligoelementi chelati oppure non chelati (liberi o blandamente complessati con varie molecole naturali).

In generale la soluzione ideale sarebbe quella di ricreare quello che avviene in natura, con una somministrazione costante di piccolissime quantità di oligoelementi complessati con sostanze organiche naturali; idealmente introdotti in vasca tramite l’uso di pompe dosatrici.

In mancanza di soluzioni tecnologiche come le pompe dosatrici però il dosaggio di oligoelementi liberi o blandamente complessati risulta purtroppo più difficoltoso in quanto, come detto, questi composti, una volta introdotti in acqua, resistono poco nella forma chimica di partenza.

In particolar modo il Ferro, se non adeguatamente protetto con chelanti piuttosto forti, dà rapidamente luogo a composti insolubili che lo rendono indisponibile e lo fanno precipitare.

Inutile e pericoloso sarebbe introdurre quantità maggiori, considerando anche la tossicità di molti di questi elementi allo stato libero.

In questi casi si cerca di ovviare dosando manualmente piccole quantità di questi elementi molto spesso; generalmente giornalmente; idealmente anche più volte al giorno.

Si possono ottenere degli ottimi risultati, ma è generalmente un caso sub-ottimo rispetto alla somministrazione con pompe dosatrici.

In ogni caso, come è facile immaginare, questo è un metodo che obbliga l’appassionato ad un notevole sforzo.
Di contro, una strategia molto più semplice da seguire è quella di somministrare questi elementi tramite formulazioni chelate che permettano di introdurre quantità più alte di elementi adeguatamente protetti dal chelante da dannosi fenomeni di ossidazione, precipitazione etc.

I chelanti però sono in generale delle sostanze “capricciose”, che risentono molto di vari parametri ambientali (abbiamo già detto del pH, dell’ irraggiamento e del potenziale Redox).

In questa tipologia di prodotti la minimizzazione dei rischi e la massimizzazione dei vantaggi sono estremamente dipendenti dalla capacità di formulazione del produttore.
Con i giusti presupposti e nelle corrette situazioni ambientali allora la somministrazione di elementi chelati è molto vantaggiosa.

La maggiore quantità somministrata e la forma chelata permettono all’ appassionato di rilassarsi effettuando un dosaggio settimanale (o addirittura bi-mensile) ed alle piante di godere della presenza costante in acqua degli elementi a loro indispensabili.

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