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PhytaGen M1 - 500 mL

PhytaGen M1 (500 ml) – Integratore di Ferro e Microelementi

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Integratore avanzato a base di ferro e microelementi, ad elevata stabilità al pH (stabile al 100% da pH=4.0 fino a pH=7.2)

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Integratore avanzato a base di Ferro e Microelementi, ad elevata stabilità al pH (stabile al 100% da pH=4.0 fino a pH=7.2)

PhytaGen M1 è un integratore minerale per acquari a base di Ferro ed oligoelementi (microelementi).
Fornisce all’ecosistema acquatico tutti ed unicamente gli oligoelementi indispensabili o utili per il benessere e la crescita degli organismi vegetali ospitati in vasca.

In particolare Ferro, Manganese, Boro, Zinco, Rame, Molibdeno vengono forniti nelle forme e nei rapporti ottimali.
PhytaGen M1 NON contiene elementi inutili e/o dannosi quali Vanadio, Litio, Rubidio, Cobalto, Stagno, Nichel etc.

PhytaGen M1 è stato specificatamente formulato per permettere la coltivazione di piante acquatiche, anche esigenti, in vasche in cui può capitare che il pH salga sopra la neutralità.

PhytaGen M1, infatti, rimane stabile al 100% da un valore di pH=4,0 fino ad un valore di pH=7,2

Negli acquari di piante, un pH superiore alla neutralità può presentarsi per vari motivi; principalmente per carenza di CO2.
Carenza che
può essere non voluta (a causa della difficolta' di erogazione in vasche piccole o in presenza di impianti tecnici inadeguati o arredi che rilasciano carbonati che causano fluttuazioni di pH) o anche voluta (necessità di mantenere un pH leggermente basico per esigenze di allevamento degli ospiti animali).

In tutte queste circostanze, la crescita delle piante è ostacolata dalla indisponibilità del Ferro a causa del pH più elevato rispetto all'ideale (pH leggermente acido).

PhytaGen M1 cerca di ovviare a questa difficoltà con una composizione pensata appositamente per permettere la crescita dei vegetali acquatici (anche delicati) pure in queste circostanze.

Con PhytaGen M1 infatti il Ferro è fornito legato a vari chelanti amminocarbossilici dalla ottima stabilità nei confronti del pH elevato; cosa questa che ne assicura stabilità e rilascio prolungato, garantendone disponibilità costante in acqua per diversi giorni.

Le sostanze presenti inoltre partecipano attivamente alla graduale riduzione del Ferro da trivalente a bivalente in maniera proporzionale all’irraggiamento luminoso; assicurando così alle piante una fornitura costante di quantità adeguate di Ferro ridotto facilmente assimilabile.

Anche tutti gli altri oligoelementi presenti sono forniti sotto varie forme, al fine di garantire la migliore biodisponobilità, un corretto utilizzo da parte dei vegetali ed una presenza bilanciata e protratta nel tempo.

L’alto grado di chelazione con cui sono protetti gli elementi fa si che PhytaGen M1:

• Conservi intatta la sua struttura (senza subire modifiche o precipitazioni) da pH=4,0 fino a pH 7,2 (in acqua correttamente ricostruita con PhytaGen S1 Planta).

• Non risenta di interazioni con altre sostanze (ad es. Fosfati) che possono causare reazioni indesiderate e sintesi di composti insolubili.

• Sia, ai normali dosaggi, assolutamente innoquo per gli invertebrati eventualmente presenti in vasca.

Composizione:


PhytaGen M1 contiene:

Ferro: 1,5 mg/ml (1,5 grammi/litro),
nonchè Manganese, Zinco, Rame, Boro e Molibdeno in rapporto bilanciato ad esso.
Ferro, Manganese, Zinco e Rame sono chelati con EDDHSA, DTPA ed EDTA.


Campo di utilizzo:


PhytaGen M1 è stato sviluppato per venire utilizzato e dare i migliori risultati nelle condizioni ambientali ritenute tipiche ed ideali per un acquario con pH che possa salire fino a valori leggermenti alcalini (7.2), caratterizzati in genere da
erogazione di CO2 non ottimale e, a causa di questo, da Metabolismo Vegetale medio o anche basso (MV medio ed MV basso; vedi dettagli nella scheda "dosaggio").

Ovvero un acquario in cui la coltivazione di piante particolarmente esigenti e la loro velocità di crescita non è la priorità.
Dando comunque la possibilit
à all'appassionato, di poter godere di una ottima crescita dei vegetali acquatici (anche delicati) in un condizioni non ottimali che, altrimenti, ne precluderebbero la corretta crescita.

In particolare è stato progettato per rimanere lavorare al meglio in un vasto intervallo di pH (compreso tra 4,0 e 7,2 -
consigliato: 6.5 - 7.0), un irraggiamento luminoso medio ed un potenziale Redox di circa 350 mV (vasca pulita e ben tenuta).



Leggi di più.jpg

FAQ

Quale è la concentrazione ottimale di Ferro o altri oligoelementi in acquario.

 

Questa domanda non può avere una risposta univoca.
Come spiegato parlando di Attività Ionica Libera, la concentrazione spesso non è il parametro migliore per descrivere la quantità di un oligoelemento in acqua e la sua utilità biologica.
In particolare lo è scarsamente quando si parla di oligoelementi chelati.
In questo caso, come visto, la concentrazione ha ben poco senso se non accompagnata dalla relativa Attività Ionica Libera.

Quanto già spiegato relativamente quest’ultima ci fa anche comprendere come non sia possibile paragonare degli interatori di oligoelementi basandosi semplicemente sulla concentrazione di questi ultimi, ma vada considerata invece l’Attività Ionica Libera.
Cosa purtroppo infattibile per un semplice appassionato.

Come può orientarsi dunque quest’ ultimo nel dosaggio?
Bisogna basarsi innanzitutto sulle indicazioni del produttore.
La tipologia del prodotto e la sua descrizione possono ovviamente darci dei suggerimenti validi.

Se si tratta di un integratore di oligoelementi chelati con chelanti sintetici (generalmente piuttosto forti) dovremo salire sensibilmente di dosaggio rispetto ad integratori in cui gli oligoelementi sono chelati (o semplicemente complessati) con chelanti naturali molto più blandi.

In questi casi la differenza nelle concentrazioni degli elementi nutritivi in acqua servirà a fare si che le Attività Ioniche Libere siano paragonabili.

Così, un dosaggio di Ferro in concentrazione di 0,1 mg/l di un integratore con Ferro chelato da composti naturali deboli (amminoacidi, acido gluconico etc.) avrà sulle piante un effetto pari ad un dosaggio più alto (p. es. 0,5 mg/l) di Ferro chelato con chelanti sintetici più forti.

Con la differenza generalmente che in questo ultimo caso, essendo il Ferro presente in quantità maggiore, rimarrà presente per un periodo maggiore in acqua.

In base a quanto visto si capisce quindi che non è possibile dire in generale ed una volta per tutte quale dovrebbe essere una concentrazione di Ferro adeguata da mantenere in acqua.

In funzione delle tipologie di chelanti presenti e della loro quantità ci potrebbero essere situazioni in cui le piante mostrano carenza anche con concentrazioni di Ferro pari ad 1 mg/l.
Quando invece, all’opposto, possono mostrare segni di tossicità con concentrazioni di Ferro pari a 0,2 mg/l, se questo è somministrato in assenza di chelanti (per esempio come Solfato o Cloruro).

In generale, giusto per avere una idea, con gli integratori presenti attualmente sul mercato la concentrazione da tenere preferibilmente si aggira tra circa 0,2 e circa 1 mg/l.
Come detto, sempre in funzione della composizione del prodotto e dei suoi chelanti.


Utilizzare mix di prodotti diversi.

 

In funzione di tutto quanto detto, è facilmente intuibile come sia generalmente una pessima idea allontanarsi dalle indicazioni del produttore e mischiare prodotti diversi, benchè analoghi.

In particolare se prodotti di aziende diverse (ad esempio un integratore di Ferro di una azienda con uno di altri oligoelementi di un’altra azienda).
Mischiare questi prodotti infatti significa inevitabilmente alterare i rapporti tra elementi nutritivi e chelanti, nonchè con ogni probabilità le tipologie di questi ultimi.
E questo, come visto, altera le attività Ioniche Libere dei vari oligoelementi e modifica profondamente le caratteristiche dei prodotti di partenza (in funzione delle quali questi prodotti sono stati progettati).

L’impatto che il prodotto finale avrà sui vegetali acquatici diventa quindi assolutamente imprevedibile.

Il consiglio è quindi sempre quello di affidarsi ad un unico produttore e seguire alla lettera il protocollo nutrizionale proposto da questo.


Chelato o non chelato.

 

Spesso viene domandato se sia preferibile utilizzare integratori di oligoelementi chelati oppure non chelati (liberi o blandamente complessati con varie molecole naturali).

In generale la soluzione ideale sarebbe quella di ricreare quello che avviene in natura, con una somministrazione costante di piccolissime quantità di oligoelementi complessati con sostanze organiche naturali; idealmente introdotti in vasca tramite l’uso di pompe dosatrici.

In mancanza di soluzioni tecnologiche come le pompe dosatrici però il dosaggio di oligoelementi liberi o blandamente complessati risulta purtroppo più difficoltoso in quanto, come detto, questi composti, una volta introdotti in acqua, resistono poco nella forma chimica di partenza.

In particolar modo il Ferro, se non adeguatamente protetto con chelanti piuttosto forti, dà rapidamente luogo a composti insolubili che lo rendono indisponibile e lo fanno precipitare.

Inutile e pericoloso sarebbe introdurre quantità maggiori, considerando anche la tossicità di molti di questi elementi allo stato libero.

In questi casi si cerca di ovviare dosando manualmente piccole quantità di questi elementi molto spesso; generalmente giornalmente; idealmente anche più volte al giorno.

Si possono ottenere degli ottimi risultati, ma è generalmente un caso sub-ottimo rispetto alla somministrazione con pompe dosatrici.

In ogni caso, come è facile immaginare, questo è un metodo che obbliga l’appassionato ad un notevole sforzo.
Di contro, una strategia molto più semplice da seguire è quella di somministrare questi elementi tramite formulazioni chelate che permettano di introdurre quantità più alte di elementi adeguatamente protetti dal chelante da dannosi fenomeni di ossidazione, precipitazione etc.

I chelanti però sono in generale delle sostanze “capricciose”, che risentono molto di vari parametri ambientali (abbiamo già detto del pH, dell’ irraggiamento e del potenziale Redox).

In questa tipologia di prodotti la minimizzazione dei rischi e la massimizzazione dei vantaggi sono estremamente dipendenti dalla capacità di formulazione del produttore.
Con i giusti presupposti e nelle corrette situazioni ambientali allora la somministrazione di elementi chelati è molto vantaggiosa.

La maggiore quantità somministrata e la forma chelata permettono all’ appassionato di rilassarsi effettuando un dosaggio settimanale (o addirittura bi-mensile) ed alle piante di godere della presenza costante in acqua degli elementi a loro indispensabili.

ALX-M1-500
2025-12-30

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