PhytaGen P1

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Integratore minerale a base di fosforo per acquari di piante

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PhytaGen P1 è un integratore minerale per acquari a base di fosforo.

L’uso di PhytaGen P1 è raccomandabile nella coltivazione di piante acquatiche in rapida crescita e/o laddove il loro fabbisogno di fosforo non può essere garantito dalle sostanze organiche introdotte per altre vie (ad esempio tramite il fondo o l’introduzione del mangime per i pesci). 

PhytaGen P1 fornisce fosforo nella forma meglio assimilabile dalle piante: l’anione ortofosfato (PO43-). 

Al fine di consentire il migliore sviluppo dei vegetali, è importante evidenziare come l’azoto ed il fosforo dovrebbero essere sempre presenti in acqua in un corretto rapporto reciproco (vedi sotto nelle direzioni d’uso).

Poichè comunque possono esserci casi di alterato equilibrio tra questi due elementi in vasca e conseguente necessità di dosarli separatamente, alxyon ha preferito fornire degli integratori di azoto e fosforo separati. 


Composizione:

PhytaGen P1 è altamente concentrato e contiene 4892,1 mg/l di fosforo. 
Per facilità di comprensione sottolineiamo che questa è la stessa quantità di fosforo presente in 15000 mg/l (15 g/l) di fosfato (PO43-)

Alx_P1
Grado 
18/02/2019

P1

Come ln1 duraturo Nell arco della settimana<br /> Col calcolatore semplicissimo da dosare soddisfatto.

Grado 
29/12/2018

Macro per eccellenza

Eccellente integratore di fosfati, non contiene organico, 1 ml su 15 litri additiva realmente 1 mg/l di PO4

Grado 
27/11/2018

Perfetto !

Lo trovo davvero un’ottimo integratore di Fosfo. La consegna rapida e l’assistenza eccellente ! Le istruzioni del dosaggio riportate sull’etichetta, sono davvero chiare e semplici. Appena inserito ho riscontrato una buonissima reazione da parte delle piante. La Rotala Macrandra Red ha iniziato a crescere in maniera esponenziale, cosa che non a cadeva con altri integratori. Sono molto soddisfatta sotto ogni aspetto, grazie ai titolari e complimenti !

Il Fosforo è per quantità il 6° elemento più presente all’ interno dei tessuti vegetali.
Segue in questo il Carbonio, l’Ossigeno, l’Idrogeno, l’Azoto ed il Potassio.

Ma, mentre l’Ossigeno, l’Idrogeno ed il Carbonio non pongono grossi problemi di approvvigionamento in quanto le piante acquatiche sono in grado di ricavarli dai gas presenti in atmosfera o dall’acqua in cui vivono (pur con qualche difficolta' per il Carbonio), il Fosforo (come l’Azoto ed il Potassio) deve necessariamente provenire da fonti meno facilmente disponibili.

Il Fosforo, per via della grossa quantità necessaria alle piante viene definito, insieme ad Azoto e Potassio, come un Macroelemento.


Ruolo del fosforo nella nutrizione vegetale

Il Fosforo, all’interno della pianta ha fondamentalmente funzioni energetiche (produzione, immagazzinamento e trasporto).
Ma è anche nutriente essenziale; sia come parte di composti strutturali, sia come catalizzatore in reazioni biochimiche chiave.
Riveste un ruolo centrale nella Fotosintesi (produzione di zuccheri ed amidi) e nella respirazione (produzione di energia dalla ossidazione di zuccheri ed amidi).
È anche un componente fondamentale del DNA (il "blocco di memoria" di tutti gli esseri viventi) e dell'RNA (il composto che "legge" il codice genetico del DNA per regolare la sintesi proteica ed il trasferimento genetico).
Le strutture sia del DNA che dell'RNA sono tenute infatti insieme da legami di Fosforo.
Il Fosforo è quindi fondamentale per la divisione cellulare e lo sviluppo di nuovi tessuti.
 

Sintomi da carenza di fosforo

Il Fosforo è un elemento mobile.
Ovvero la pianta riesce a traslocarlo dalle zone vecchie verso le nuove per tentare di sopperire alla sua carenza e permettere alla pianta di continuare a crescere finché può.
Nella carenza di Fosforo le foglie vecchie appaiono con zone danneggiate ed ingiallite soprattutto lungo i bordi.
Contemporaneamente però tutta la pianta rallenta la sua crescita.
Le foglie vecchie quindi via via muoiono e cadono, mentre la crescita diviene progressivamente sempre più lenta.
Man mano che il Fosforo ritraslocato dalle foglie più vecchie alle foglie più giovani finisce la crescita si arresta e se la carenza si protrae la pianta muore.


Come nasce PhytaGen P1

Questa formula rappresenta il punto di arrivo di diversi anni di studi relativi a:

• Le necessità nutrizionali degli organismi vegetali acquatici
• La chimica in acqua degli elementi e dei composti coinvolti.

La nostra ricerca della formulazione ideale si può considerare divisa in due fasi distinte e consequenziali:

1 - Analisi negli/degli habitat naturali
Nella fase iniziale abbiamo innanzitutto costruito i nostri riferimenti, basandoci (oltre che sulla revisione della scarsa letteratura scientifica disponibile) su molte decine di analisi effettuate in svariati biotopi naturali in Europa, Asia ed America, tramite l’ uso della strumentazione più moderna ed accurata, quali spettrofotometri e spettrometri di massa a raggi X (EDX).

Queste analisi, effettuate sia sulle piante che sull’ acqua dei biotopi selezionati, hanno permesso:

a) La valutazione della composizione minerale di molte delle più note specie di piante da acquario provenienti direttamente dal loro habitat naturale, in relazione al loro stato di salute visibile

b) La valutazione del bilanciamento minerale delle acque di provenienza, in relazione allo stato di salute visibile dell’ecosistema e dei vegetali presenti.

La successiva analisi statistica dei dati accumulati, con analisi della varianza (ANOVA) e della correlazione tra i dati relativi alle piante e quelli relativi alle acque di appartenenza, ha permesso di estrapolare una composizione media ottimale valida per circa tutte le specie vegetali attualmente conosciute in aquariofilia ed il corrispondente bilanciamento ionico ideale per l’ acqua di coltura.

Dati importanti questi da cui partire e con cui confrontarsi nella fase successiva.

2 - Analisi in coltura
Partendo dai riferimenti ottenuti nella prima fase di analisi dei parametri ideali negli habitat naturali, si è quindi proseguito con la seconda fase di studio e prove volti all’ottenimento ed al mantenimento dei suddetti parametri ideali in un ambiente artificiale e chiuso (i nostri impianti di coltivazione in idroponia, sommersione e micropropagazione).

I risultati ottenuti sono infine stati valutati e verificati sia visivamente che ancora tramite analisi delle soluzioni nutritive e dei tessuti vegetali come già descritto per la prima fase, comparandoli ai nostri riferimenti.

Il prodotto di questo lavoro è rappresentato da integratori minerali che garantiscono appieno le necessità nutrizionali dei vegetali acquatici e permettono la perfetta crescita anche delle specie più esigenti nelle condizioni evidenziate nelle direzioni d’uso.


Rapporto C:N:P e Redfield Ratio

Il mantenimento del corretto rapporto tra Carbonio, Azoto e Fosforo (rapporto N:P) è molto importante per la nutrizione vegetale ma anche per il mantenimento del corretto equilibrio chimico e biologico degli ecosistemi acquatici.

Molta ricerca è stata fatta a riguardo e le teorie formulate sono ben circostanziate e funzionano piuttosto bene in pratica.

Il cosiddetto “Redfield Ratio” e la teoria che ne consegue fu sviluppata nel 1934 dall’ oceanografo Alfred Redfield.
Questi si accorse che il rapporto tra le quantità di Carbonio Azoto e Fosforo costituenti il phytoplancton oceanico in buona salute, nonché dell’Azoto e Fosforo nelle acque dei mari in buona salute rimaneva prossimo ad un valore ben definito.

Le sue osservazioni in effetti sono valide non solo per il fitoplancton oceanico e non solo per la chimica delle acque di mare ma anche per quella delle acque dolci, per il relativo fitoplancton ed anche per le piante acquatiche superiori (vedi oltre circa gli studi e le analisi effettuate da alxyon).

Più in generale con il termine di “Redfield Ratio” si può esprimere la teoria secondo la quale, negli ecosistemi acquatici naturali, i vegetali in buona salute mantengono al loro interno in un ben determinato intorno del rapporto ottimale tra Carbonio, Azoto e Fosforo.

Il rapporto C:N:P ottimale trovato da Redfield è di circa 106:16:1 in termini Molari, ovvero di circa 41,1:7,23:1 se espresso in peso (ad esempio in mg o in mg/l).
Equivalente anche a mantenere un rapporto in peso tra Carbonio, Nitrato (NO3-) e Fosfato (PO43-) di circa 13,67 : 10,645 : 1

Analogamente per le acque, mantenendosi in un intorno del su citato rapporto N:P si hanno basse probabilità di eutrofizzazione con conseguente sviluppo algale incontrollato.

Riferendosi quindi alle acque, (tralasciando al momento il Carbonio) e considerando l’Azoto ed il Fosforo sottoforma di Nitrato e Fosfato, tutto questo si può rappresentare nel grafico seguente:

Redfield Ratio

Quando si esce fuori dalla zona di equilibrio (zona gialla) modificando il rapporto in favore del Fosforo (Zona blu) si possono facilmente avere proliferazioni di alghe blu-verdi (Cianobatteri).

Quando si esce fuori dalla zona di equilibrio (zona gialla) modificando il rapporto in favore dell’ Azoto (Zona verde) si possono avere proliferazioni di alghe verdi.

Naturalmente bisogna stare attenti non solo a mantenere i corretti rapporti, ma anche a non esagerare con le quantità assolute.

Così in un normale acquario, si potranno avere problemi, nonostante il rapporto N:P sia corretto, anche se le quantità di N e P sono esagerate (vedere indicazioni circa quantità nella sezione relativa alle direzioni d’uso e nelle F.A.Q.).

In ogni caso il “Redfield Ratio” dà una ottima indicazione e la sua applicazione pratica in acquario dà generalmente ottimi risultati.
È ovvio da quanto detto che per monitorare e mantenere i corretti valori e rapporti bisogna affidarsi a regolari test della chimica dell’acqua.

Relativamente alle acque dolci ed agli studi ed analisi da noi effettuate su 73 specie di piante acquatiche nei relativi habitat naturali ed in coltura si discostano poco dagli studi di Redfield, facendolo in misura statisticamente non significativa e quindi non alterandone la correttezza.
Il rapporto mediamente ottimale tra azoto e fosforo (rapporto N:P) da noi trovato per le piante acquatiche è infatti risultato essere, espresso in peso, intorno a 7,5:1. In termini di nitrato e fosfato (rapporto NO3-:PO43-) questo rapporto medio ottimale in peso equivale a circa 10,8:1 ed in termini molari a 16,585:1

Phytagen P1 va dosato quando necessario (idealmente una volta a settimana); in quantita' tale da portare/riportare la concentrazione del fosfato/fosforo al valore target stabilito.
Tenendo comunque conto del fatto che 1 ml di PhytaGen P1 in 15 litri di acqua incrementa il fosfato (PO43-) di 1 mg/l (pari a 0,326 mg/l di fosforo).


Scelta del valore target del fosfato/fosforo

Il valore target per il Fosfato/Fosforo varia in funzione della quantità di vegetali presenti in vasca e dalla loro velocità di crescita (influenzata dalla quantità di luce, CO2 ed altri nutrienti).
In seguito riassumeremo questo parametro con il termine di “Metabolismo Vegetale” (abbreviato in MV) ed esemplificheremo distinguendo tra:

MV alto: alto consumo di nutrienti; dovuto alla presenza molte piante in rapida crescita.
MV medio: medio consumo di nutrienti; dovuto ad una discreta presenza di piante e/o ad una loro crescita mediamente rapida
MV basso: basso consumo di nutrienti; dovuto alla presenza di poche piante e/o ad una bassa velocità di crescita.

Rimanendo possibili, ovviamente, tutte le gradazioni intermedie.

In funzione del suddetto MV, alxyon consiglia, di utilizzare i seguenti valori target per il fosfato:

• MV alto:
1.5 mg/l di fosfato da PhytaGen P1
• MV medio: 1 mg/l di fosfato da PhytaGen P1
• MV basso: 0.5 mg/l di fosfato da PhytaGen P1

Il dosaggio di PhytaGen P1 va quindi fatto in considerazione del target di fosfato stabilito per la propria vasca (in funzione dell’MV della stessa) ed effettuato con lo scopo di riportare la concentrazione di fosfato al target stabilito.

Nel dosaggio bisogna tenere conto del fatto che 1 ml di PhytaGen P1 in 15 litri di acqua incrementa il fosfato (PO43-) di 1 mg/l (pari a 0,326 mg/l di fosforo).


Procedura di dosaggio

In generale si raccomanda di effettuare il dosaggio di PhytaGen P1 settimanalmente al cambio d'acqua e dopo avere immesso l'acqua nuova.
In questo caso la procedura di dosaggio e' la seguente:

Effettuare il cambio d'acqua raccomandato (20-25% del totale).

Riimmettere l'acqua cambiata e ricostruita con i sali PhytaGen S1 Planta.

Attendere che i sali si siano completamente solubilizzati e che l'acqua sia tornata perfettamente limpida.

Misurare la concentrazione di fosfato in acqua.

Dosare la quantita' di PhytaGen P1 necessaria a riportarsi al target stabilito in funzione dell'MV della vasca.

Una volta che la composizione della vasca e la velocita' di crescita dei vegetali si saranno assestati, si pu
ó assumere con buona approssimazione che i consumi restino costanti e si puó dosare la quantitá giá nota senza dovere necessariamente misurare la concentrazione del fosfato (cosa comunque raccomandabile).

A titolo puramente indicativo, in base alla nostra esperienza, riportiamo i seguenti possibili consumi:

• MV alto: 1.5 mg/l di fosfato da PhytaGen P1 a settimana
• MV medio: 1 mg/l di fosfato da PhytaGen P1 a settimana
• MV basso: 0,5 mg/l di fosfato da PhytaGen P1 a settimana

In base a questi consumi stimati si può ipotizzare il dosaggio senza necessità di misurare il fosfato;
Ma, come detto, la raccomandazione di alxyon è quella di procedere come dettagliato nei punti sovrastanti.

Ad esempio:
In generale per un acquario con una discreta presenza e crescita vegetale (MV Medio) si consiglia per la prima settimana il dosaggio in ragione di 6,7 ml ogni 100 litri
di acqua dell’acquario.
Questa dose incrementa il fosfato in ragione di 1 mg/l.
Dalla settimana successiva in poi invece si doser
á in funzione dei consumi della vasca; ovvero quanto necessario a riportare/mantenere la concentrazione di fosfato intorno ad 1 mg/l.

Al fine di ottenere i migliori risultati è inoltre molto importante dosare il fosforo in maniera bilanciata rispetto all'azoto
(vedi "Redfield Ratio" nelle note tecniche).
In particolare si dovrebbe mantenere un rapporto in peso tra azoto e fosforo di circa 7:1.
Equivalente anche a mantenere un rapporto in peso tra Nitrato (NO3-) e Fosfato (PO43-) di circa 10:1.

In base a questo principio PhytaGen P1 dovrebbe essere quindi usato in abbinamento a PhytaGen N1 secondo le rispettive direzioni d’uso.

In particolare l’uso abbinato di PhytaGen N1 allo stesso dosaggio garantisce la supplementazione combinata di azoto e fosforo nel corretto rapporto N:P di 7:1 (rapporto NO3-:PO43- di 10:1)

Qui di seguito potete trovare un calcolatore per i dosaggi da utilizzare su telefono cellulare.
Basta selezionare il relativo prodotto (M1, M2, N1, P1, S1) dalle tab in alto, inserire i dati richiesti ed il programma calcoler
à la quantità di prodotto da dosare.



Quale è la concentrazione ottimale di Fosforo in acquario?

Questa domanda non può avere una risposta univoca.
Come già descritto nella sezione relativa alle direzioni d’uso, questo dipende essenzialmente dalla massa vegetale presente e dal suo ritmo di crescita.
Questo a sua volta è influenzato da vari fattori, quali la situazione nutrizionale (in primo luogo la quantità di CO2 disciolta) e l’irraggiamento luminoso.

In generale il suggerimento è quello di attenersi ai dosaggi mantenendo concentrazioni di fosforo che variano da circa 0,16 a circa 0,33 mg/l (equivalenti in termini di fosfato a 0,5 mg/l per vasche a basso metabolismo vegetale e fino a circa 1.5 mg/l per vasche a metabolismo vegetale spinto) e senza superare gli 0,65 mg/l (equivalenti in termini di Fosfato a 2 mg/l) per singola somministrazione.

Tutto questo sempre mantenendo un rapporto ottimale con l'azoto come dettagliato nella descrizione del “Redfield Ratio”.


Il Fosforo causa le alghe?

La teoria che il fosforo causi le alghe in acquario si diffuse a partire da un articolo (Control of algae in planted aquaria) di due acquariofili Canadesi: Conlin e Sears.

Nel loro articolo riportavano i risultati di alcuni esperimenti da loro condotti in acquario.
In questi esperimenti i due autori notavano come eliminando il fosforo dall’acqua (ma lasciandolo confinato nel substrato) si riusciva a mantenere una buona crescita delle piante superiori ottenendo nel contempo una riduzione o scomparsa delle alghe.

Laddove o allorquando invece in acqua veniva fornito fosforo, la crescita algale riprendeva.

In generale in questi casi bisogna sempre considerare la validità della legge di Liebig.
Ovvero il fatto che la crescita dei vegetali (piante ed alghe) è limitata dalla mancanza anche un solo tra gli elementi indispensabili (quale che sia). Quando poi questo elemento si somministra nuovamente, la crescita dei vegetali (piante ed alghe), non essendo più limitata, riprende immediatamente.

Limitando quindi un elemento essenziale (come ad esempio il citato Fosforo) in acqua, si otterrà una limitazione della crescita di quei vegetali che ottengono il proprio nutrimento esclusivamente dall’acqua.

Alghe e piante galleggianti ed epifite essenzialmente.

Mentre invece non si comprometterà la crescita di quelle piante che riescono ad ottenere quel nutriente per via radicale dal substrato.

Ma questo è valido per ognuno degli elementi essenziali per i vegetali.

Il Fosforo è comunque un ottimo candidato da questo punto di vista perché è un elemento (macroelemento) che viene utilizzato in discrete quantità e perché è un elemento che, con le opportune strategie, si riesce a contenere abbastanza bene nel substrato in forma poco solubile, evitando che si disperda in acqua.

Va detto però che negli acquari di piante diffusi oggi comunemente tra gli appassionati, con molte piante a stelo in rapida crescita e che vengono quindi potate e ripiantate spesso (dovendo ricostituire ogni volta l’apparato radicale), non è possibile mantenere una crescita rapida ed ottimale solo con i nutrienti nel substrato e bisogna fornire dosi piuttosto consistenti di tutti gli elementi essenziali direttamente in acqua.

Ecco quindi che la teoria/strategia di Conlin e Sears ha avuto vita breve, mostrandosi non del tutto corretta nelle motivazioni/conclusioni ed improponibile nella attuazione; risultando di fatto sorpassata già dopo una decina d’anni dalla sua formulazione.

La conclusione è quindi: No; il Fosforo non causa le alghe.
Così come non le causa, in particolare, nessuno degli elementi minerali essenziali; essendo una proliferazione algale da ricercare essenzialmente nella presenza di materiale organico in vasca, in una crescita non ottimale delle piante superiori presenti (cattiva competizione nei confronti delle alghe) e negli squilibri tra i nutrienti (vedi Redfield Ratio).

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